All’Opera “Don Pasquale”

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Nuova produzione Teatro alla Scala. Durata spettacolo: 2 ore e 35 minuti incluso intervallo

PRIMO ATTO: 43 MINUTI / Pausa: 5 minuti / SECONDO ATTO: 37 minuti / Intervallo: 25 minuti / TERZO ATTO: 45 minuti

La Prima rappresentazione del 3 aprile verrà trasmessa in diretta radiofonica su RAI-Radio 3.

La rappresentazione del 19 aprile verrà trasmessa in diretta televisiva su RAI 5 e in diretta cinematografica (circuito All’Opera).

Direttore Riccardo Chailly
Regia Davide Livermore
dal 19/04/2018
al

In diretta al cinema

20:00

Don Pasquale è un’opera buffa in tre Atti di Gaetano Donizetti. Nella tradizione dell’Opera buffa l’opera prende a riferimento i personaggi della Commedia dell’arte. Pasquale è Pantalone, Ernesto è Pierrot, Malatesta è Scapino e Norina è Colombina. La controversia sull’attribuzione del libretto del Don Pasquale può essere definita un “bisticcio politico”: Giovanni Ruffini era un mazziniano autentico, una delle anime della “Giovine Italia”, esiliato in Francia.
Il clima sociale francese in quegli anni era estremamente cosmopolita: il mondo della cultura era in fermento, l’Europa veniva destabilizzata da continue rivoluzioni. Parigi divenne il luogo ideale per l’incontro tra le posizioni politiche e culturali più disparate.
Durante la stesura del Don Pasquale, quella che poteva diventare una lunga e fruttuosa collaborazione tra Ruffini e Donizetti, si trasformò in un calvario per entrambi. Ruffini era pronto a risentirsi per ogni richiesta o cambiamento in corso, richieste dal musicista; Donizetti, d’altra parte, con grande puntiglio faceva rispettare il suo diritto a richiedere nuovi versi, o a rifiutare quelli che non riteneva adatti.
La diatriba finale fu sull’allestimento e i costumi dell’opera: Donizetti voleva per Don Pasquale un allestimento moderno, pur essendo l’opera un rifacimento di un libretto del 1810. Ruffini montò su tutte le furie e rifiutò di firmare il libretto.
A dirimere la bagarre intervenne Michele Accursi (Amico di Donizetti), che propose di apporre le sue iniziali sul libretto.
Per questo motivo, il libretto originale risulta a firma di “M. A.”.
Questo stratagemma favorì anche lo stesso Donizetti: in Italia, infatti, mal sarebbe stato accolto un libretto firmato da un esule politico condannato a morte, rifugiatosi in Francia.