La Terra delle Arance – Spettacolo teatrale

il 15/05/2026

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Date e orari spettacoli

Testo, drammaturgia e voce: Marco Bileddo

Voce e Chitarra: Mariapia Gnurlantino

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Un figlio e un padre felici di partecipare nuovamente alla festa dei lavoratori aprono il racconti de La terra delle arance. Ma quella festa si trasforma in strage. E allora sul palco viene scaraventata una domanda: si può fare la storia a otto anni? Con questa semplice ma atroce domanda inizia il racconto di una storia lunga quasi ottant’anni.
Lo spettacolo nasce dalla volontà di mantenere viva la memoria di una parte della storia del nostro paese che, a volte, viene dimenticata o poco evidenziata. La narrazione ripercorre la storia delle lotte per le terre e delle lotte contro la Mafia: dalla prima strage di stato avvenuta il 1° Maggio 1947 a Portella della Ginestra, alla morte del sindacalista Placido Rizzotto a Corleone (10 marzo 1948), dal 16 maggio 1956 ricordando Turiddu Carnevale ucciso a Sciara, fino alle uccisioni di Peppino Impastato a Cinisi (9 maggio 1978) e dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino(23 maggio e 19 luglio 1992). Le storie sono tante in questa Terra delle arance, storie che non hanno le altisonanti parole degli eroi della mitologia, perché qui si raccontano favolacce nere dove i mostri hanno facce con sorrisi smaglianti e ben curati, e gli uomini e le donne sono semplicemente donne e uomini.
La Terra delle arance se da una parte ripercorre i tragici fatti di mafia attraverso la potenza delle poesie di Ignazio Buttitta, le struggenti e feroci canzoni di Rosa Balestrieri o gli audio originali di chi ha lottato in prima linea, dall’altra il tutto si intreccia con la vita intima e personale del narratore, che diventa un personaggio di questa storia , narrando la sua Palermo attraverso i r icordi di una adolescenza vissuta tra le strade durante gli anni 90. Un testo che fluttua tra l’italiano e l’uso del dialetto palermitano , rendendo la narrazione più vera, più vicina al sentire popolare , che non lascia spazio a frasi stucchevoli o a luoghi comuni, ma che cerca di arrivare dritto all’anima di chi assiste. Una Sicilia che ammalia e che ferisce quella raccontata in questo spettacolo, ma sempre con la tragica ironia che contraddistingue la cultura isolana.

In programmazione

il 15/05/2026

Date e orari spettacoli

Un figlio e un padre felici di partecipare nuovamente alla festa dei lavoratori aprono il racconti de La terra delle arance. Ma quella festa si trasforma in strage. E allora sul palco viene scaraventata una domanda: si può fare la storia a otto anni? Con questa semplice ma atroce domanda inizia il racconto di una storia lunga quasi ottant’anni.
Lo spettacolo nasce dalla volontà di mantenere viva la memoria di una parte della storia del nostro paese che, a volte, viene dimenticata o poco evidenziata. La narrazione ripercorre la storia delle lotte per le terre e delle lotte contro la Mafia: dalla prima strage di stato avvenuta il 1° Maggio 1947 a Portella della Ginestra, alla morte del sindacalista Placido Rizzotto a Corleone (10 marzo 1948), dal 16 maggio 1956 ricordando Turiddu Carnevale ucciso a Sciara, fino alle uccisioni di Peppino Impastato a Cinisi (9 maggio 1978) e dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino(23 maggio e 19 luglio 1992). Le storie sono tante in questa Terra delle arance, storie che non hanno le altisonanti parole degli eroi della mitologia, perché qui si raccontano favolacce nere dove i mostri hanno facce con sorrisi smaglianti e ben curati, e gli uomini e le donne sono semplicemente donne e uomini.
La Terra delle arance se da una parte ripercorre i tragici fatti di mafia attraverso la potenza delle poesie di Ignazio Buttitta, le struggenti e feroci canzoni di Rosa Balestrieri o gli audio originali di chi ha lottato in prima linea, dall’altra il tutto si intreccia con la vita intima e personale del narratore, che diventa un personaggio di questa storia , narrando la sua Palermo attraverso i r icordi di una adolescenza vissuta tra le strade durante gli anni 90. Un testo che fluttua tra l’italiano e l’uso del dialetto palermitano , rendendo la narrazione più vera, più vicina al sentire popolare , che non lascia spazio a frasi stucchevoli o a luoghi comuni, ma che cerca di arrivare dritto all’anima di chi assiste. Una Sicilia che ammalia e che ferisce quella raccontata in questo spettacolo, ma sempre con la tragica ironia che contraddistingue la cultura isolana.